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Iniziazione Cristiana: a Padova un modello di “ispirazione catecumenale”

 

INTERVISTA A DONGIORGIO BEZZE Direttore dell’Ufficio catechistico di Padova

Oltre al modello a quattro tempi presente in più di una diocesi, si sta diffondendo un modello che potremmo definire di ispirazione catecumenale, assunto da alcune come modello di riferimento. La diocesi di Brescia è un po’ il caso più evidente, anche perché è la prima che lo ha proposto obbligando le singole vicarie e parrocchie a conformarvisi entro un certo periodo di tempo.

In questi ultimi anni anche la diocesi di Padova, per volontà del suo vescovo Antonio Mattiazzo, ha deciso di investire massicciamente nel ripensamento e rinnovamento dell’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Abbiamo chiesto a don Giorgio Bezze, direttore dell’Ufficio catechistico di Padova, di raccontarci un po’ che cosa sta avvenendo nella sua diocesi riguardo a questo ambito.

 
Don Giorgio Bezze – Direttore dell’Ufficio catechistico di Padova

Don Giorgio, sebbene a “macchia di leopardo”, in tutta Italia parrocchie, vicarie, diocesi hanno investito nel ripensamento e rinnovamento della prassi di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (ICFR). Quando avete dato inizio a questo ripensamento e/o rinnovamento nella vostra diocesi di Padova?

La decisione di ripensare al modello di ICFR è stata preparata da alcuni fatti che si sono verificati nella regione del Triveneto. Il primo è dato dal rinnovamento iniziato alcuni anni fa in alcune diocesi a cominciare da Trento e poi dalla vostra stessa diocesi di Verona che con il metodo a quattro tempi ha anticipato determinate attenzioni, mettendo in atto un metodo, rivedendo i contenuti, attuando uno stile di chiesa e proponendo un modello di laico.

In secondo luogo, l’evento del Convegno celebrato a Cavallino nel 2002 concernente il ripensamento dell’iniziazione cristiana nel Triveneto – convegno che ha visto la partecipazione di tutti i vescovi e che ha aperto grandi prospettive – diventando per noi, e per altre diocesi, un punto di riferimento inderogabile.

La diocesi di Padova si è inserita in questo cammino dando avvio, circa sei anni fa, a un vero proprio ripensamento del modello di ICFR. Si è cominciato a riflettere su questioni antropologiche, ecclesiologiche, pastorali…

Questo ripensamento non ha coinvolto solo l’Ufficio Catechistico, ma tutti gli uffici della sezione pastorale: da quello liturgico a quello familiare, dalla pastorale del lavoro alla pastorale giovanile… anche se non sono mancate resistenze e il percorso non è ancora concluso. In questo modo, attraverso un’azione sinodale, si è avviata una riflessione che tocca tutta la pastorale e il cui obiettivo non è solo quello di cambiare una prassi, ma una mentalità di fondo.

Dal 2010, il ripensamento dell’IC è diventato la finalità degli orientamenti pastorali intitolati Comunità Grembo che genera, coinvolgendo l’intera comunità cristiana, in quanto soggetto e oggetto del rinnovamento.

 

Quali sono stati i motivi che vi hanno spinto a intraprendere questo cammino di rinnovamento?

Il primo motivo è dato dal contesto socio-culturale completamente cambiato rispetto a qualche decennio fa. In tale contesto infatti, non si può più dar per scontata la fede, ma questa va fatta sempre più nascere. Siamo, per usare l’espressione cara a fratel Enzo Biemmi, in un contesto di secondo annuncio.

In diocesi, poi, in questi ultimi anni, sono aumentati in maniera rilevante la presenza dei catecumeni (non solo stranieri, ma anche italiani).

Inoltre, il sistema catechistico a cominciare dall’ora di catechismo non si reggeva più in piedi e non erano più sufficienti i soli catechisti. Ci si accorgeva che sempre di più era necessario coinvolgere gli adulti a partire dai genitori dei bambini.

Infine, accanto all’invito del nostro vescovo c’erano i documenti dei vescovi italiani che sollecitavano il ripensamento dell’IC, tenendo presente il modello catecumenale.

 

Quali i passi avete compiuto per l’attuazione del ripensamento/rinnovamento dell’iniziazione cristiana?

Il punto di partenza è stato riflettere e interrogarci sul volto e sull’identità della comunità cristiana, favorendo la formazione dei laici e dei preti insieme, cercando di far comprendere che il rinnovamento dell’iniziazione non è prima di tutto una questione di sussidi, ma di cambio di mentalità. Le finalità e i lavori a livello vicariale parrocchiale previsti negli orientamenti pastorali degli ultimi tre anni andavano verso questa direzione.

Concretamente sono stati elaborati strumenti per i Consigli Pastorali e Vicariali (queste schede si possono trovare nel sito della diocesi di Padova). Si è avviata una riflessione con i preti e i laici, insieme, per chiarire e valutare dove vengono investite le forze, come intendiamo accompagnare gli adulti nella fede. Abbiamo iniziato un confronto non solo sulla catechesi, ma sul modo di essere Chiesa oggi, in un determinato territorio, nelle nostre realtà concrete (Padova ha 40 vicariati). Sono stati organizzati momenti residenziali e attività formative.

Un altro aspetto su cui abbiamo investito è stata la formazione dei catechisti intesa come trasformazione. La proposta non mirava primariamente all’acquisizione di tecniche didattiche, quanto di favorire la formazione dell’adulto accompagnatore.

Tutte queste iniziative venivano proposte dall’Ufficio di Coordinamento Pastorale, che ha il compito di coordinare i vari uffici pastorali.

 

A che punto siete adesso?

Siamo nella fase in cui le comunità parrocchiali sono chiamate a decidere se nell’ottobre prossimo inizieranno o meno con il nuovo modello di ICFR. Nessuna comunità deve però sentirsi obbligata. Abbiamo fornito tutti gli strumenti necessari perché tutti possano comprendere la validità della proposta e avviare il rinnovamento.

Inoltre in questo mese (febbraio 2013, ndr), sono iniziati i corsi di formazione per gli accompagnatori dei genitori di quei gruppi che partiranno con il primo gruppo di bambini nel prossimo ottobre con il nuovo percorso di IC.

Il vescovo ha chiesto che questo modello di catechesi venga assunto gradualmente in Diocesi, nello stile della corresponsabilità, della sussidiarietà tra parrocchie e

della sinodalità. Non è più pensabile una parrocchia autoreferenziale. Il Vescovo ha definito valore non negoziabile il Vicariato per non creare disorientamento.

 

Come avete strutturato il percorso di iniziazione cristiana in prospettiva catecumenale?

Ecco, qui, attraverso questo schema come è strutturato:

 

PRIMA FASE DAL BATTESIMO AI 6 ANNI

Ogni comunità cristiana è chiamata a:

Diventare consapevole che la richiesta il cammino di ICFR inizia con la richiesta del Battesimo

Elaborare cammini di accompagnamento per i genitori che li aiutino a:

– riscoprire la loro fede

– riappropriarsi del loro ruolo di iniziatori alla fede dei propri figli

 

SECONDA FASE DAI 6/7 ANNI ALLA COMPLETAMENTO DEL CAMMINO DI ICFR

Caratteristiche:

-nella logica del catecumenato

-stretta sinergia tra catechesi liturgia e carità

-non più  una catechesi finalizzata ai sacramenti, ma attraverso di essi caratteristiche:

-coinvolgimento di tutta la comunità cristiana

-coinvolgimento degli adulti, in particolare i genitori

-non più ristretta all’ora del catechismo settimanale

– non più solo una lezione, ma una vera esperienza di vita cristiana

-non più solo affidata al catechista

A tuo avviso, come è stato recepito questo work in progress concernente il rinnovamento della catechesi di iniziazione cristiana? Quale messaggio sta passando? È passato qualche messaggio?

Le fatiche non sono mancate e non mancano perché si corre sempre il rischio di ingabbiare o ridurre in strutture mentali vecchie anche le nuove proposte. Il cambio di mentalità richiede molto lavoro e tempo soprattutto da parte dei parroci. Tuttavia mi sembra che l’idea che la catechesi non è ad appannaggio dei soli catechisti, ma riguarda tutta la comunità cristiana, sia accolta e questo è già un grosso e primo risultato.

 

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